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Mamma non ordinaria
Storie di una vita vera, a metà tra aeroporti, università, luna piena e amore senza confini
Non sono una mamma ordinaria.
La cosa, detta da una professoressa associata abilitata alla prima fascia, ha persino un suo piccolo valore accademico.
“Ordinaria”, tecnicamente, non lo sono ancora.
E forse va bene così.
Perché anche come madre ho sempre avuto qualche difficoltà con le definizioni troppo precise.
La mia maternità non assomiglia molto a quella delle fotografie perfette: merende preparate con anticipo, pomeriggi tutti uguali, routine impeccabili e bambini vestiti in palette cromatica.
La mia contiene aeroporti, lezioni, libri, valigie, telefonate, messaggi vocali, treni presi al volo e programmi che, appena terminati, vengono immediatamente sostituiti da altri programmi.
E poi contiene Giorgio.
Dieci anni.
Uno sguardo capace di rimettere in ordine le priorità con una frase sola.
Per esempio, qualche tempo fa mi ha comunicato una cosa importante:
“Mamma, sei più buona dei calamari fritti.”
Non so se esista una scala scientificamente validata dell’affetto filiale.
Ma sono abbastanza certa che, per Giorgio, i calamari fritti occupino una posizione altissima.
Quindi ho deciso di considerarlo un riconoscimento ufficiale.
La nostra normalità
La verità è che io e Giorgio non viviamo una quotidianità ordinaria.
Viviamo lontani per una parte del tempo.
E quando non si condivide ogni mattina, ogni uscita da scuola, ogni sera sul divano, le cose apparentemente piccole cambiano valore.
Una cena insieme non è soltanto una cena.
Un viaggio non è soltanto un viaggio.
Un pomeriggio qualunque può diventare una piccola festa.
E persino guardare la luna può trasformarsi in un modo per stare vicini.
Ci è capitato di essere a chilometri di distanza e guardare la stessa luna piena.
Uno da una parte.
L’altra dall’altra.
La luna, per fortuna, non ha ancora introdotto tariffe per le chiamate internazionali.
Così diventa un punto d’incontro.
Stessa luna.
Stesso cielo.
Stesso noi.
Forse è da qui che nasce questa serie.
Da momenti ordinari vissuti in modo non ordinario.
E da momenti non ordinari — partenze, viaggi, lontananze, ritorni — vissuti con qualcosa di terribilmente ordinario e, proprio per questo, eccezionale:
l’amore.
Non la mamma perfetta
Non voglio raccontare la maternità perfetta.
Non saprei nemmeno da dove cominciare.
Preferisco raccontare quella vera.
Quella in cui puoi essere contemporaneamente docente, ricercatrice, donna, madre, viaggiatrice, persona che ha dimenticato qualcosa nella valigia e persona che pretende di organizzare la propria vita su un calendario digitale.
Quella in cui passi da una riunione internazionale a:
“Giorgio, hai fatto i compiti?”
senza alcuna transizione.
Quella in cui puoi parlare di pedagogia per ore e poi scoprire che tuo figlio, con una battuta, ha appena formulato una teoria molto più efficace.
Essere madre mi ha insegnato soprattutto questo:
non esiste un solo modo corretto di amare.
Esistono presenze diverse.
Tempi diversi.
Famiglie diverse.
Geografie diverse.
E dentro ognuna di queste possibilità può esserci una relazione profonda.
Quando il poco diventa molto
Forse la distanza mi ha insegnato anche qualcosa che nella quotidianità rischiamo di dimenticare.
La presenza non si misura soltanto in ore.
Si misura in attenzione.
Nella capacità di esserci davvero quando ci siamo.
In una telefonata.
In una domanda fatta senza avere fretta della risposta.
In una foto mandata perché: “Guarda la luna”.
In una battuta stupida che diventa una frase di famiglia.
In un piatto di calamari fritti che, improvvisamente, finisce per parlare d’amore.
Quando il tempo insieme non è scontato, impari a guardarlo diversamente.
E forse questa è una delle cose che vorrei raccontare con Mamma non ordinaria.
Non la distanza.
Ma quello che la distanza può insegnare sulla vicinanza.
Anche i figli educano
Ho dedicato una parte importante della mia vita professionale all’educazione.
E poi arriva un bambino di dieci anni e ti ricorda che l’educazione non è mai un movimento a senso unico.
Pensiamo di crescere i nostri figli.
Naturalmente è vero.
Ma mentre li accompagniamo, loro modificano continuamente noi.
Ci costringono a rivedere parole, priorità, paure.
Ci insegnano a essere meno solenni.
A ridere delle cose che avevamo drammatizzato.
A prendere molto sul serio ciò che gli adulti considerano piccolo.
E magari a considerare un paragone con i calamari fritti una delle più belle dichiarazioni d’amore mai ricevute.
Forse la maternità è proprio questa strana pedagogia reciproca.
Noi insegniamo loro qualcosa sul mondo.
Loro ci insegnano continuamente un modo nuovo di guardarlo.
Perché “Mamma non ordinaria”
Questa serie nasce per raccogliere piccole storie.
Quelle che finiscono nelle stories e scompaiono dopo ventiquattro ore.
Quelle che fanno ridere.
Quelle che sembrano insignificanti e invece, qualche anno dopo, scopri che erano tutto.
Parlerà di viaggi, partenze, ritorni.
Di momenti insieme.
Di lontananze.
Di educazione.
Di libertà.
Di domande.
E di quella particolare forma di amore che non ha bisogno che ogni giorno sia uguale per sapere di essere casa.
Non sarà una guida per genitori.
Non ho ricette.
Ho storie.
E qualche domanda.
Mi sembra già abbastanza.
Perché forse educare poeticamente significa anche questo:
aiutarsi a vedere lo straordinario nascosto dentro ciò che abbiamo davanti.
Una luna.
Un viaggio.
Una telefonata.
Una cena.
Un bambino che cresce.
Una madre che cresce insieme a lui.
E quei pochi minuti in cui, anche se il mondo è enorme e le distanze esistono davvero, due persone riescono comunque a guardare nella stessa direzione.
Questa sarà Mamma non ordinaria.
Storie di momenti ordinari vissuti in modo non ordinario.
E di momenti non ordinari vissuti con un amore ordinario, eccezionale.
Perché forse non serve vivere sempre vicini per continuare a scegliersi vicini.
E perché, a quanto pare, essere più buona dei calamari fritti resta comunque un ottimo punto di partenza.
Valeria Caggiano
Professoressa associata, ricercatrice e autrice.
Per continuare il dialogo
Le domande sulla cura, sull’attesa e sui legami attraversano anche Penelope. Lettere d’amore e conoscenza: La voce di Penelope tra attesa, desiderio e libertà. Scopri Penelope e gli altri miei libri.
Per portare questi temi in un incontro o in un percorso di formazione, scopri come lavorare con me.
A Not-So-Ordinary Mum
Stories from a real life, somewhere between airports, university, a full moon and love without borders
I am not an ordinary mum.
Coming from an associate professor who has qualified for a full professorship, that statement even has a small academic significance. In Italian, a full professor is called a professoressa ordinaria.
Technically, I am not quite “ordinaria” yet.
And perhaps that is fine.
Because, as a mother too, I have always struggled a little with definitions that are too precise.
My experience of motherhood does not look much like those perfect photographs: snacks prepared in advance, identical afternoons, impeccable routines and children dressed in a coordinated colour palette.
Mine contains airports, lectures, books, suitcases, phone calls, voice messages, trains caught at the last minute and plans that, as soon as they are finished, are immediately replaced by other plans.
And then it contains Giorgio.
Ten years old.
A way of looking at things that can put my priorities back in order with a single sentence.
For example, a little while ago he told me something important:
“Mum, you’re even better than fried calamari.”
I do not know whether there is a scientifically validated scale of a child’s affection.
But I am fairly certain that, for Giorgio, fried calamari rank very highly.
So I have decided to regard it as official recognition.
Our version of normal
The truth is that Giorgio and I do not have an ordinary everyday life.
We live far apart for some of the time.
And when you do not share every morning, every school pickup, every evening on the sofa, apparently small things take on a different value.
Dinner together is not just dinner.
A trip is not just a trip.
An ordinary afternoon can become a little celebration.
Even looking at the moon can become a way of being close.
We have found ourselves kilometres apart, looking at the same full moon.
Him in one place.
Me in another.
Fortunately, the moon has not yet introduced international call charges.
So it becomes a meeting place.
Same moon.
Same sky.
Same us.
Perhaps this is where the series begins.
With ordinary moments lived in a not-so-ordinary way.
And with moments that are anything but ordinary—departures, journeys, time apart, returns—lived with something terribly ordinary and, for that very reason, exceptional:
love.
Not the perfect mum
I do not want to write about perfect motherhood.
I would not even know where to begin.
I would rather write about the real thing.
The kind in which you can be a lecturer, researcher, woman, mother, traveller, someone who has forgotten something in a suitcase and someone who insists on organising her life in a digital calendar, all at once.
The kind in which you go from an international meeting to:
“Giorgio, have you done your homework?”
with no transition whatsoever.
The kind in which you can talk about education for hours, only to discover that your son has just come up with a much more effective theory in a single joke.
Above all, being a mother has taught me this:
there is no single right way to love.
There are different ways of being present.
Different rhythms.
Different families.
Different geographies.
And within each of these possibilities there can be a profound relationship.
When a little becomes a lot
Perhaps distance has also taught me something that everyday life can make us forget.
Presence is not measured only in hours.
It is measured in attention.
In the ability to be truly there when we are there.
In a phone call.
In a question asked without rushing the answer.
In a photo sent to say: “Look at the moon.”
In a silly joke that becomes a family saying.
In a plate of fried calamari that suddenly ends up speaking of love.
When time together cannot be taken for granted, you learn to look at it differently.
And perhaps that is one of the things I would like to explore in Mamma non ordinaria.
Not distance itself.
But what distance can teach us about closeness.
Children teach us too
I have devoted a substantial part of my professional life to education.
Then a ten-year-old comes along and reminds you that education is never a one-way process.
We think we are raising our children.
Of course, we are.
But as we accompany them, they are continually changing us.
They make us reconsider our words, priorities and fears.
They teach us to be less solemn.
To laugh at things we had turned into dramas.
To take very seriously what adults consider small.
And perhaps to regard a comparison with fried calamari as one of the most beautiful declarations of love we have ever received.
Perhaps motherhood is precisely this curious process of learning from one another.
We teach them something about the world.
They keep teaching us new ways of looking at it.
Why “Mamma non ordinaria”
This series began as a way to gather small stories.
The ones that end up in social media Stories and disappear after twenty-four hours.
The ones that make us laugh.
The ones that seem insignificant until, a few years later, you discover they were everything.
It will be about journeys, departures and returns.
About moments together.
About being apart.
About education.
About freedom.
About questions.
And about that particular kind of love that does not need every day to be the same to know it is home.
It will not be a parenting guide.
I have no recipes.
I have stories.
And a few questions.
That already seems enough.
Because perhaps educating poetically also means this:
helping one another see the extraordinary hidden in what is right in front of us.
A moon.
A journey.
A phone call.
A dinner.
A child growing up.
A mother growing alongside him.
And those few minutes when, even though the world is enormous and the distances are real, two people still manage to look in the same direction.
This is what Mamma non ordinaria will be.
Stories of ordinary moments lived in a not-so-ordinary way.
And of not-so-ordinary moments lived with an ordinary, exceptional love.
Because perhaps we do not always have to live close to keep choosing closeness.
And because, apparently, being even better than fried calamari is still an excellent place to start.
Valeria Caggiano
Associate Professor, Researcher and Author.
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Questions of care, waiting and human connection also run through my Italian-language book Penelope. Lettere d’amore e conoscenza: La voce di Penelope tra attesa, desiderio e libertà. Explore Penelope and my other books.
To bring these themes into a talk or an educational programme, explore ways to work with me.
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