Agli amori che non abbiamo scelto
Penelope, Antinoo e tutte le vite che avremmo potuto vivere
Ci sono persone che entrano nella nostra vita senza arrivare davvero.
Non perché non siano state importanti.
Non perché non ci sia stato qualcosa.
A volte, semplicemente, perché la vita aveva già preso un'altra direzione.
Sono gli amori non scelti.
Quelli che non hanno avuto una casa, un anniversario, fotografie da conservare in una cornice. Quelli ai quali non abbiamo dato un nome perché nominarli avrebbe significato riconoscerli. Eppure, molti anni dopo, può bastare una parola, una città, una canzone, persino un odore, perché tornino improvvisamente a occupare per qualche istante uno spazio dentro di noi.
Forse non sono stati amori mancati.
Forse sono state possibilità.
Vite che avremmo potuto vivere.
Ed è pensando a questo che torno ancora una volta a Penelope.
Penelope e la storia che conosciamo
Di Penelope sappiamo soprattutto che aspetta.
Aspetta Ulisse.
Tesse di giorno e disfa di notte. Resiste ai Proci. Protegge una casa, un figlio, una memoria. È diventata nei secoli il simbolo della fedeltà, della pazienza e dell'attesa.
Ma ogni volta che torno alla sua storia mi accorgo che c'è qualcosa che questa rappresentazione non riesce a contenere.
Penelope non è soltanto la donna che aspetta.
È una donna circondata da possibilità.
Per vent'anni il tempo non si ferma insieme a lei. La casa continua a vivere, Telemaco cresce, Itaca cambia. Intorno a Penelope ci sono uomini, sguardi, parole, pressioni, desideri. Ci sono alternative.
E tra questi uomini c'è Antinoo.
Nell'Odissea è il più arrogante dei Proci, il più violento, colui che rappresenta forse meglio di ogni altro l'invasione della casa e l'abuso del potere.
Ma la letteratura ha un privilegio che la storia non possiede: può spostare lo sguardo.
Può prendere un personaggio e chiedersi non soltanto ciò che è stato, ma ciò che avrebbe potuto rappresentare.
Ed è lì che Antinoo diventa interessante.
Non come uomo da riabilitare.
Come domanda.
Che cosa sarebbe accaduto se Penelope avesse scelto un'altra vita?
È una domanda quasi proibita.
Perché siamo abituati a leggere le storie conoscendone già la conclusione.
Ulisse deve tornare.
Penelope deve aspettarlo.
Itaca deve ricomporsi.
Ogni possibilità alternativa appare come un errore rispetto al destino.
Eppure la vita reale non funziona così.
Quando viviamo qualcosa, non conosciamo l'ultima pagina.
Non sappiamo chi tornerà.
Non sappiamo chi resterà.
Non sappiamo quale promessa sopravvivrà al tempo.
Facciamo delle scelte mentre la storia è ancora aperta.
Ed è forse questo che rende alcune scelte così difficili.
Amare qualcuno non significa necessariamente sceglierlo.
E scegliere qualcuno non significa che tutte le altre possibilità smettano improvvisamente di esistere.
Gli amori che arrivano nel tempo sbagliato
Credo che quasi tutti, prima o poi, incontriamo qualcuno nel momento sbagliato.
Una persona che avremmo forse potuto amare in un'altra vita.
Se ci fossimo incontrati dieci anni prima.
O dieci anni dopo.
Se fossimo stati più liberi.
Più coraggiosi.
Meno feriti.
Se non avessimo già fatto altre promesse.
Se la geografia fosse stata diversa.
Se il tempo fosse stato più generoso.
Sono incontri che spesso non diventano relazioni.
E proprio per questo restano straniamente intatti.
Non hanno conosciuto la quotidianità.
Non hanno litigato per le cose insignificanti.
Non hanno dovuto affrontare bollette, stanchezza, partenze, bambini da accompagnare a scuola, silenzi troppo lunghi.
Sono rimasti nel territorio del possibile.
E il possibile ha un vantaggio enorme sulla realtà: non invecchia.
Non tutto ciò che non scegliamo è perduto
Per molto tempo ho pensato che le vite avessero una struttura lineare.
Si incontra qualcuno.
Si sceglie.
Si costruisce.
Si resta.
Poi si cresce e si comprende che l'esistenza è molto più complessa.
Esistono persone che restano con noi per decenni e non riescono mai davvero a raggiungerci.
E persone che attraversano la nostra vita per pochissimo tempo lasciando qualcosa che non se ne andrà più.
Forse misuriamo troppo spesso l'importanza delle relazioni attraverso la durata.
Ma la durata non è sempre la misura del significato.
Ci sono incontri che durano un'estate e cambiano il modo in cui guardiamo il mondo.
Conversazioni di una notte che ricordiamo per anni.
Persone che non abbiamo scelto e che, proprio per questo, continuano a rappresentare una domanda.
Chi sarei stata con te?
È forse una delle domande più misteriose che possiamo rivolgere al passato.
E non ha bisogno di una risposta.
La maturità forse comincia qui
A un certo punto smettiamo di pensare che ogni possibilità debba essere vissuta.
Comprendiamo che scegliere significa necessariamente rinunciare.
Ogni sì contiene molti no.
Ogni strada percorsa lascia dietro di sé altre strade.
Ogni casa nella quale entriamo ci impedisce di abitare contemporaneamente tutte le altre.
Questo vale per il lavoro, per le città, per le amicizie.
E soprattutto per l'amore.
La cultura contemporanea ci ha abituati all'idea che scegliere significhi trovare l'opzione migliore.
Come se anche le relazioni fossero il risultato di una comparazione.
Ma le scelte più importanti della vita raramente funzionano così.
Non scegliamo perché qualcuno è oggettivamente migliore di qualcun altro.
Scegliamo perché, in un determinato momento della nostra storia, decidiamo di rendere una possibilità reale.
E una possibilità diventa reale soltanto quando accettiamo di rinunciare alle altre.
Forse Penelope non aspetta. Forse sceglie.
È questa la Penelope che mi interessa.
Non la donna immobile.
Non la moglie perfetta consegnata per secoli all'immaginario della fedeltà.
Ma una donna che, mentre il tempo passa, continua a scegliere.
Ogni notte in cui disfa la tela non sta semplicemente aspettando Ulisse.
Sta rimandando una decisione.
Sta proteggendo uno spazio nel quale può ancora decidere chi essere.
E improvvisamente la tela assume un altro significato.
Non è soltanto uno stratagemma.
È tempo.
Tempo sottratto agli altri.
Tempo restituito a se stessa.
Forse è proprio questo che rende Penelope sorprendentemente contemporanea.
La sua libertà non consiste nel poter avere infinite possibilità.
Consiste nel poter decidere quale possibilità trasformare nella propria vita.
E Antinoo?
Nella mia immaginazione letteraria Antinoo rimane dall'altra parte della scelta.
È ciò che non accade.
La strada che non viene percorsa.
La domanda alla quale non viene data risposta.
E forse è proprio per questo che può diventare il simbolo di tutti quegli amori che non abbiamo scelto.
Non necessariamente perché non li abbiamo sentiti.
Ma perché sentire qualcosa e costruire una vita con qualcuno sono due cose profondamente diverse.
Ci sono persone che possiamo amare senza appartenere loro.
Persone delle quali possiamo riconoscere la bellezza senza trasformarle nel nostro destino.
Persone che possiamo lasciare andare senza cancellare ciò che hanno significato.
Crescere forse significa anche imparare questo.
Non tutto ciò che è stato importante deve necessariamente restare.
Alle vite che non abbiamo vissuto
Ogni tanto penso alle nostre vite come a una grande biblioteca.
C'è il libro che abbiamo scelto di leggere.
Quello è la nostra vita.
Lo conosciamo nelle sue pagine luminose e in quelle difficili. Abbiamo sottolineato frasi, piegato angoli, qualche volta avremmo voluto saltare interi capitoli.
Ma accanto a quel libro ce ne sono molti altri.
Le vite che non abbiamo vissuto.
Le città nelle quali non siamo andati.
I lavori che abbiamo rifiutato.
Le partenze rimandate.
Le persone che non abbiamo scelto.
Non credo che dobbiamo rimpiangerle.
Ma possiamo riconoscerle.
Possiamo guardarle con tenerezza.
Perché anche ciò che non è accaduto, qualche volta, ha contribuito a farci diventare ciò che siamo.
Agli amori non scelti
Allora questo pensiero è per loro.
Per le persone incontrate troppo presto.
Per quelle incontrate troppo tardi.
Per chi è arrivato mentre stavamo ancora imparando a stare in piedi.
Per chi avrebbe potuto essere casa e invece è diventato ricordo.
Per chi non abbiamo avuto il coraggio di scegliere.
E per chi, con altrettanto coraggio, abbiamo deciso di non scegliere.
Forse gli amori non scelti non sono amori falliti.
Sono possibilità che hanno attraversato la nostra vita senza diventare destino.
E forse meritano anch'essi una forma di gratitudine.
Perché qualche volta ci hanno insegnato qualcosa sull'amore.
Altre volte qualcosa sulla rinuncia.
E quasi sempre qualcosa su noi stessi.
Penelope, alla fine, non ci insegna soltanto ad aspettare qualcuno.
Ci insegna qualcosa di molto più difficile:
scegliere chi vogliamo essere quando avremmo potuto essere molte altre persone.
Da questa riflessione è nato anche Penelope. Lettere d'amore e conoscenza
Nel libro ho provato a restituire voce a una donna che per secoli abbiamo conosciuto soprattutto attraverso lo sguardo degli altri.
Penelope scrive, interroga, ricorda, ama e sceglie.
E tra quelle lettere trovano spazio anche le possibilità, le assenze, le parole non pronunciate e gli amori che avrebbero potuto essere.
Se questa riflessione ti ha accompagnato anche solo per qualche minuto, puoi continuare il viaggio con il libro.
Penelope. Lettere d'amore e conoscenza – Valeria Caggiano
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Ogni libro acquistato sostiene anche il mio lavoro di scrittura e questo spazio dedicato alle storie, all'educazione e alle domande che ci aiutano a comprendere un po' meglio ciò che siamo.
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